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“Ai pescatori italiani non conviene più uscire in mare”

  • Salento

Ai pescatori italiani oramai non conviene più uscire in mare: il solo costo del gasolio arriva a coprire oltre il settanta per cento dei ricavi!

Nel 2020 un’imbarcazione spendeva in media 131 euro al giorno per l’acquisto di carburante. Nel 2022 il costo del carburante medio per battello risulta quasi raddoppiato.

In particolare, secondo Fai Cisl Lecce, si stima che per la pesca a strascico la spesa media giornaliera quest’anno sfiorerà i 600 euro, contro una media di poco inferiore ai 400 euro negli anni 2019-2020.

L’aumento del costo del carburante ha dato, quindi, un ulteriore grave colpo ad un settore già duramente colpito dalla pandemia e dalle limitazioni delle attività imposte dalle autorità europee.

Per risolvere questo stato di crisi, risulta necessario ed urgente attivare un insieme coordinato di azioni a sostegno del settore, nonché prevedere provvedimenti nazionali immediati per favorire il ripristino di adeguati livelli di sostenibilità economica dell’impresa.

Si è discusso con il governo dell’estensione del credito di imposta anche al secondo trimestre 2022, della necessità di inserire fra le cause del cosiddetto “fermo bellico” anche le marinerie del Mediterraneo, del decreto ministeriale appena pubblicato in G.U. che stanzia 20 milioni di euro per fronteggiare il caro energia, della messa a punto di un sistema di norme che consentano la piena applicazione della CISOA (la Cassa Integrazione già in uso nel settore agricolo che interesserà anche la pesca), dell’erogazione immediata dell’indennità di fermo pesca del 2021, di strumenti per il sostegno al reddito dei pescatori che vedono le proprie buste paga investite direttamente dal caro gasolio.

Anche la Regione Puglia, tramite l’assessore Donato Pentassuglia, ha garantito lo stanziamento di ulteriori 3 milioni di euro.

Per Fai Cisl Lecce si tratta di provvedimenti che però non hanno ancora prodotto nessuna risorsa utile alla tutela del futuro occupazionale di 30mila lavoratori del settore.

Bisogna anche dire, come se già non bastasse, che la situazione attuale sta determinando complessivamente un danno enorme alla produzione italiana a favore di un import perlopiù privo di qualsivoglia sostenibilità sociale ed ambientale e di qualsiasi sicurezza alimentare: un paradosso che bisogna sanare con tempestività prima che sia troppo tardi.

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