In poco più di cinque anni 94 morti sul lavoro nel Leccese. Tragedia a Casamassella. La Cgil: “Subito un tavolo in Prefettura, servono interventi concreti”

Si è concluso con un tragico epilogo l’incidente sul lavoro avvenuto sabato mattina a Casamassella, frazione di Uggiano La Chiesa, a pochi chilometri da Otranto. Luca Pezzulla, 22 anni, impiegato nella ditta di famiglia, la Plm Costruzioni, è deceduto domenica sera a causa delle gravissime ferite riportate nel capannone aziendale, dove era stato trovato accanto a un carrello elevatore ribaltato.

“Alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Luca giunga il cordoglio dell’intera Cgil”, dichiara il segretario generale della Cgil Lecce, Tommaso Moscara. “Ancora una volta siamo costretti ad aggiornare il doloroso elenco delle vittime del lavoro”.

L’episodio si inserisce in un quadro allarmante. Negli ultimi dieci giorni in provincia di Lecce si sono verificati quattro gravissimi incidenti: nei cantieri edili di Sant’Isidoro e Veglie, alla Lasim di Lecce e ora a Casamassella. Secondo gli ultimi dati Inail, dal 2020 a oggi nel Leccese si contano 94 vittime sul lavoro.

“Numeri impressionanti – sottolinea Moscara – che impongono una risposta concreta da parte dell’intero sistema socio-economico e istituzionale, a livello locale, regionale e nazionale. Gli incidenti non sono frutto del caso, ma il risultato di concause strutturali: precarietà, lavoro irregolare, meccanismi di massimo ribasso negli appalti, carenza di cultura della sicurezza, controlli insufficienti e pene poco incisive”. A queste si aggiungono criticità aziendali come l’inosservanza delle norme di sicurezza, la scarsa valorizzazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e relazioni sindacali deboli.

Nel Leccese l’edilizia resta il settore più colpito dagli infortuni mortali (22%). Nel 2025 sono stati denunciati 4.531 incidenti sul lavoro, l’1% in meno rispetto all’anno precedente: una media di oltre 12 infortuni al giorno. Negli ultimi sei anni si sono superati i 26mila casi complessivi, con circa un quarto caratterizzato da prognosi superiori ai 40 giorni o da conseguenze permanenti.

Il fenomeno coinvolge trasversalmente più comparti: nel 2025 il maggior numero di denunce si è registrato nella sanità e assistenza sociale (586 casi), seguite da commercio (341), costruzioni (360), industria (329) e turismo (239). Preoccupanti anche i dati anagrafici: il 28% degli infortuni riguarda under 30, mentre oltre il 10% coinvolge lavoratori over 60.

La Cgil torna a chiedere un pacchetto di misure strutturali: una Procura nazionale specializzata nei reati legati alla sicurezza sul lavoro, l’introduzione dell’aggravante di omicidio sul lavoro, un rafforzamento degli organi ispettivi, il contrasto al lavoro nero, limitazioni al subappalto e al dumping contrattuale, oltre a un’azione decisa contro il mercato dei falsi attestati di formazione.

“Inasprire le sanzioni senza rafforzare i controlli serve a poco – conclude Moscara –. Chiederemo subito un tavolo in Prefettura, ma non per una passerella: è il momento di passare dalle parole ai fatti, penalizzando chi applica contratti peggiorativi o viola gravemente le norme sulla salute e sicurezza”.

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