Un anno senza Noemi Durini, storia di un amore malato

Era il 12 agosto del 2016 quando Noemi Durini, una ragazza di soli 15 anni, si fidanzò con Lucio Marzo, di un anno più grande di lei. Per la giovane studentessa di Specchia sarebbe stata una data memorabile, di quelle che si segnano sul diario con tanti cuoricini disegnati. Sognava, magari, di ricordarla fino alla vecchiaia, senza mai immaginare che sarebbe morta l’anno dopo. Una data scritta per strada, in un vicolo vicino casa, quel vicolo che l’avrebbe vista per l’ultima volta salire sulla 500 bianca della famiglia Marzo senza farvi più ritorno. Una data scritta anche su Facebook con la prima offesa pubblica da parte del padre di Lucio. Un amore malato, un amore contrastato.


Lucio l’aveva riempita di promesse. Anche lui sognava: sognava di diventare maggiorenne, trovare un lavoro ed andare via con Noemi per vivere insieme, in autonomia, lontano dalle famiglie. Lo aveva scritto in una lettera che in calce portava la parola ‘Ti amo’. La notte tra il 2 e il 3 settembre del 2017, dopo un anno di contrasti tra famiglie, Noemi accetta l’invito di Lucio di scendere per strada e andare via con lui facendo perdere ogni traccia. Quel sabato sera non uscirono insieme, probabilmente Noemi era determinata a lasciarlo, una decisione che più volte aveva preso facendo poi un passo indietro. La madre attende un paio di giorni prima di sporgere denuncia, sperando in una bravata.

Dieci giorni di ricerche senza sosta nella speranza di trovare Noemi ancora viva, ma lei era già morta il 3 settembre, sepolta quando era ancora in vita, mentre le sue labbra chiedevano aiuto, una richiesta rimasta inascoltata in quelle campagne di Castrignano del Capo, a pochi passi da Leuca. I carabinieri interrogarono più volte Lucio fino a raccogliere la sua confessione, più volte ritrattata. Noemi sarebbe stata picchiata a mani nude, accoltellata alla nuca, sepolta viva. “Che stai facendo?”, avrebbe detto Noemi nei suoi ultimi respiri mentre veniva sepolta sotto le pietre.

Da quel giorno c’è una domanda a cui non si è riusciti a dare una risposta certa: Lucio potrebbe aver fatto tutto da solo? Lo scorso 16 gennaio, con una lettera consegnata agli inquirenti, Lucio punta il dito contro il meccanico di Patù, Fausto Nicolì, 49 anni, amico dei due fidanzati e già tirato in ballo dalla famiglia quando l’indagato afferma che Noemi da Fausto si sarebbe fatta procurare un’arma per sterminare la famiglia Marzo. A detta di Lucio sarebbe stato Nicolì ad ucciderla per occultare la relazione con Noemi. Un’indagine lampo scagionò il meccanico di Patù. E allora, chi avrebbe aiutato Lucio Marzo? La Procura per i Minorenni, nonostante sul corpo di Noemi non siano state trovate tracce di quest’ultimo, ritiene che ad uccidere e seppellire la ragazza sia stato soltanto Lucio Marzo. Sulla scena del crimine non v’è traccia di altre persone.

Alcuni dubbi restano. Lucio era veramente da solo? Nell’auto s’intravede una fonte luminosa, simile allo schermo di un cellulare, ma Lucio non lo aveva con se perché sequestrato dal padre, il cellulare di Noemi, invece, non ha ricevuto né chiamate né messaggi. C’era un altro cellulare, magari preso in prestito da Lucio ad un amico? Serviva per avvisare un complice? A queste domande forse non si avranno mai risposte. Intanto i prossimi 2 e 3 ottobre si celebrerà il rito abbreviato, il giovane è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione per aver agito con crudeltà per motivi abietti e futili e di aver poi occultato il cadavere.

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